Guida/Capitolo II
Consenso
Come mettersi d’accordo prima, fermarsi durante, riparlarne dopo, e riconoscere un sì che non è davvero un sì. Vale per una scena BDSM come per qualsiasi relazione intima.

In questo capitolo
In questo capitolo
Gli esempi di questo capitolo vengono dal BDSM, ma i suoi principi valgono per qualsiasi relazione intima, anche una relazione vanilla, senza corde né giochi di potere: dire sì sapendo a che cosa, poter cambiare idea, mettersi d’accordo prima, fermarsi senza giustificarsi, chiedere come va dopo. Puoi leggerlo pensando alla tua vita.
Che cosa vuol dire acconsentire
Il consenso non è una casella spuntata a inizio serata.
È informato: sai a che cosa dici sì, rischi compresi. «Facciamo un po’ di corde» non basta se l’altra persona ha in mente una sospensione.
È specifico: sì al flogger non è sì alla cera. Ciò che non è stato negoziato non è acquisito.
È continuo: si verifica durante la scena, il momento di gioco vero e proprio, non solo prima. Un sì dato alle 21 non copre automaticamente ciò che succede alle 23.
È revocabile: ogni persona può ritirarlo in qualsiasi momento, senza giustificarsi, e il ritiro vale subito.
Le cornici: SSC, RACK, PRICK, 4C
Le comunità, e poi la ricerca, hanno coniato diverse formule. Nessuna ha forza di legge; ognuna corregge in parte la precedente.
SSC (Safe, Sane, Consensual: sicuro, sano, consensuale) compare nel 1983 a New York, nella dichiarazione d’intenti di un’associazione di uomini gay che praticavano il SM (sadomasochismo)1. Gli si rimproverano due cose: niente è mai del tutto sicuro, e «sano» lascia intendere che altri desideri sarebbero malsani2.
RACK (Risk-Aware Consensual Kink: un kink consensuale e consapevole dei rischi) parte da questa constatazione. Non promette la sicurezza; chiede che ogni persona conosca i rischi di ciò che accetta.
PRICK (Personal Responsibility, Informed Consensual Kink) aggiunge la responsabilità personale: tocca a te informarti, conoscere i tuoi limiti e dirli.
Le 4C, proposte nel 2014 da un gruppo di ricerca di quattro persone, allargano la cornice: Caring (la cura dell’altra persona), Communication, Consent e Caution (la prudenza)3. Il loro contributo più utile è distinguere tre livelli di consenso.
| Livello | Che cosa comprende | Esempio |
|---|---|---|
| Di superficie | Il primo «sì, mi interessa» o «no», prima di qualsiasi dettaglio | «Una sessione di corde sabato? Sì, volentieri.» |
| Di scena | Ciò che viene negoziato nel dettaglio: contenuto, limiti, segnali, cure dopo | «Niente sospensione, niente segni visibili, giallo se mi stanco.» |
| Profondo | La capacità reale, durante la scena, di percepire un disagio, di esprimerlo e di ritirare il proprio consenso | Troppo stordita per dire stop, una persona non acconsente più pienamente. |
Il livello profondo è il più fragile. È proprio questo livello che obbliga a osservare l’altra persona invece di affidarsi a una safeword, la parola concordata per fermarsi.
Negoziare: prima, durante, dopo
Prima
Negoziare significa dire che cosa vuoi, che cosa non vuoi e di che cosa hai bisogno. Si fa a mente fredda, con i vestiti addosso, lontano da qualsiasi eccitazione, e per una prima volta, meglio non la sera stessa.
Alcune domande che aiutano:
- Che cosa hai voglia di vivere: una sensazione, un ruolo, uno stato?
- Che cosa è escluso in ogni caso? Che cosa è possibile con precauzione?
- Ci sono zone del corpo da evitare, una lesione, una terapia, una fragilità?
- I segni sono accettabili? Visibili dove, e per quanto tempo?
- Come ci si ferma, e con quale segnale se non puoi parlare?
- Di che cosa avrai bisogno dopo: contatto, silenzio, qualcosa da mangiare, un messaggio il giorno dopo?
Fai queste domande anche quando la risposta ti sembra ovvia. A volte le proprie preferenze sorprendono, e quelle degli altri ancora di più: alcune persone non amano baciare eppure apprezzano pratiche molto più impegnative. Niente è «più facile» o «più normale» per principio. Si chiede invece di dare per scontato.
Il ritratto può servire da supporto: ogni persona lo compila per conto suo, poi confrontate i risultati. Serve anche a esprimere desideri molto dolci, come baci, coccole o un massaggio, non solo pratiche intense. Per una sessione di corde, il questionario shibari copre i punti specifici del legare.
Limiti rigidi, limiti flessibili
Un limite rigido è un no fermo: non si tocca, non lo si «mette alla prova», non lo si rinegozia durante una scena. Un limite flessibile è una zona di esitazione: possibile a certe condizioni, con prudenza, o più avanti. Un limite flessibile non è un invito a insistere. Se ne riparla a mente fredda, mai nel vivo dell’azione.
I limiti cambiano nel tempo, in entrambe le direzioni. Ciò che accettavi sei mesi fa può non andarti più bene, ed è un’informazione, non un tradimento.
Lo stato del giorno
I tuoi limiti permanenti non dicono tutto. Stanchezza, stress, dolore, umore, una brutta notizia: lo stato del giorno cambia ciò che è possibile stasera. Prenditi cinque minuti prima di ogni scena per dirlo. Il questionario Stasera è fatto per questo.
Durante: safeword e segnali
Un sistema diffuso riprende i colori del semaforo. Verde: tutto bene, si continua. Giallo: si rallenta, si aggiusta, qualcosa non va del tutto. Rosso: la scena si ferma immediatamente. Il rosso non richiede né negoziazioni né spiegazioni sul momento.
Quando non si può parlare (bavaglio, fiato corto, emozione), serve un segnale non verbale concordato in anticipo: lasciar cadere un oggetto tenuto in mano, battere tre colpi, mugolare un ritmo preciso. Provalo prima di cominciare. Un segnale mai provato può non funzionare al momento giusto.
La safeword non sostituisce l’attenzione. Guarda il respiro, il colore della pelle, la qualità delle risposte. Fai domande semplici («colore?», «stringimi la mano») e aspetta una risposta vera. Una persona che non risponde più, risponde a vanvera o non sembra più presente non sta acconsentendo: si rallenta, si verifica, ci si ferma se serve.
Dopo: aftercare e debriefing
L’aftercare è la cura subito dopo la scena: coperta, acqua, contatto, calma, o al contrario un po’ di spazio, secondo quanto concordato. Riguarda entrambi i ruoli. Un calo emotivo può arrivare anche più tardi, a volte diversi giorni dopo: si parla di drop, sia per chi è bottom (la persona che riceve) sia per chi è top (quella che conduce)4. Saperlo permette di prevedere un messaggio o una telefonata il giorno dopo.
Il debriefing viene in un secondo momento, a mente fredda: ciò che è piaciuto, ciò che ha dato fastidio, ciò che fareste in un altro modo. È lì che comincia la negoziazione successiva.
Alcol e sostanze
L’alcol e le droghe riducono la capacità di valutare un rischio, di accorgersi di un dolore anomalo e di dire stop. Colpiscono anche la persona che conduce la scena, la cui vigilanza e precisione diminuiscono. Regola prudente: niente scene sotto effetto di sostanze, e nemmeno negoziazioni. Un sì ottenuto dopo tre bicchieri non vale quanto un sì dato in piena sobrietà.
Uno «stop» ignorato: K.A. e A.D. c. Belgio
Nel 2005 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che la condanna di due uomini per pratiche sadomasochiste di grande violenza non violava il loro diritto alla vita privata. La persona che le subiva aveva acconsentito all’inizio. Ma i tribunali belgi avevano accertato che in più occasioni i due uomini avevano ignorato le sue grida di «pietà» e di «stop», le parole concordate per fermare tutto, e che bevevano grandi quantità di alcol durante le sessioni, al punto da perdere il controllo della situazione5.
La Corte pone un limite netto. Ogni persona può rivendicare il diritto di vivere liberamente la propria sessualità, ma bisogna rispettare «la volontà della “vittima” di queste pratiche». Ora, gli impegni a «fermarsi immediatamente» quando non acconsentiva più non erano stati mantenuti5. Il consenso iniziale non copriva il seguito: è esattamente ciò che vuol dire «revocabile».
Il CNC, con prudenza
Il consensual non-consent (CNC, non consenso consensuale) consiste nel giocare «come se» il consenso fosse assente, sulla base di un accordo preliminare molto preciso: un meta-consenso. È una pratica avanzata, tra partner che si conoscono bene, che hanno negoziato a lungo e che mantengono sempre un vero segnale di stop, rispettato senza discussioni. Il CNC non elimina il livello profondo del consenso; lo rende più difficile da leggere. Non è né una pratica per cominciare, né un argomento per ignorare un rifiuto.
Quando il consenso è falsato
Un sì può essere pronunciato senza essere libero. Ecco alcune situazioni da riconoscere, nell’altra persona come in te.
- La pressione: insistenza, ricatto affettivo, «avevi detto che», confronti con altri/e partner. Un sì ottenuto per sfinimento non è un sì.
- La paura di deludere: dire sì per fare piacere, per non passare per «vanilla», per non perdere la relazione. È proprio ciò che la negoziazione deve far emergere.
- La dipendenza: quando una persona dipende dall’altra per un alloggio, il denaro, uno status o l’accesso a una comunità, il suo rifiuto le costa di più. Lo squilibrio non rende impossibile ogni consenso, ma impone di raddoppiare le attenzioni.
- Il subspace: durante una scena intensa si può entrare in uno stato alterato, rilassato o fluttuante. Uno studio pilota ha misurato nei bottom un calo delle prestazioni in un test di attenzione, compatibile con una parziale messa a riposo della corteccia prefrontale6. In quello stato si valuta male e si fatica a dire stop. Un sì dato in subspace a qualcosa che non è stato negoziato non conta.
Un abuso resta un abuso
La cornice BDSM non trasforma una violenza in un gioco. Se qualcuno ha ignorato il tuo segnale di stop, ti ha imposto una pratica non negoziata, ti ha punito/a per aver posto un limite o ti impedisce di andartene, ciò che hai vissuto è un abuso, comunque fosse stata presentata la scena. Non devi dimostrare di essere «abbastanza» sottomesso/a, né chiederti se te la sei cercata.
Per approfondire
- Stasera: fare il punto sul tuo stato del giorno prima di una sessione o di un momento a due.
- Sicurezza: i rischi specifici di ogni pratica e i segnali che devono far fermare.
- Diritto: ciò che il consenso copre davanti a un tribunale, e ciò che non copre.
- Risorse: luoghi di aiuto, associazioni e letture, per paese.
Fonti
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Stein, D., 2013. Consent Alone Is Not Enough. Woodhull Freedom Foundation. link ↑
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Litam, S. D. A. e Speciale, M., 2020. Kink Culture: What Professional Counselors Need to Know. American Counseling Association. link ↑
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Williams, D. J., Thomas, J. N., Prior, E. E. e Christensen, M. C., 2014. From ‘SSC’ and ‘RACK’ to the ‘4Cs’: Introducing a new framework for negotiating BDSM participation. Electronic Journal of Human Sexuality, 17. I tre livelli di consenso sono presentati nella nota dell’American Counseling Association citata sopra. link ↑
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Sprott, R. e Randall, A., 2016. Black and blues: Sub drop, top drop, event drop and scene drop. Journal of Positive Sexuality, 2(3), 53-61. link ↑
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Corte europea dei diritti dell’uomo, 2005. K.A. et A.D. c. Belgique, ricorsi n. 42758/98 e 45558/99, sentenza del 17 febbraio 2005, § 57 e § 85. HUDOC. link ↑↑
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Ambler, J. K., Lee, E. M., Klement, K. R., Loewald, T., Comber, E. M., Hanson, S. A., Cutler, B., Cutler, N. e Sagarin, B. J., 2017. Consensual BDSM facilitates role-specific altered states of consciousness: A preliminary study. Psychology of Consciousness: Theory, Research, and Practice, 4(1), 75-91. link ↑